tisdag 7 april 2020

Storia della mia gente (2010) di Edoardo Nesi.

"Narrami, o musa, del protagonista multiforme, che tanto vagò: di molti libri e saggi lesse e scrisse, le città lontane visitò, di tanti bei film vide, conobbe i pensieri, molti dolori patì sul mare nell'animo suo, per riacquistare a sé la vita e alla sua gente il riconoscimento."*

Durante la Milanesiana 2007 il narratore di Nesi viene improvvisamente fulminato dal pensiero che al pubblico possa proprio interessar la storia di cui egli sta parlando, un problema che da anni lo tormenta: la soppressione dei sogni più deboli e innocenti sebbene più vitali degli artigiani d’Italia, e che il declino e la sofferenza della sua gente non vengano dimenticati.

Il narratore compirà presto cinquant’anni e sente il bisogno di stampare ciò che la sua vita è stata finora. Prova un certo disagio ad aver dovuto porre termine al dono dei suoi antenati, un'industria tessile, di aver rotto i legami con l’opera della loro vita.

Vuole capire come tutto sia collegato; quale ruolo ha avuto nelle reti di racconti in cui ha viaggiato finora; si siede al suo telaio immaginario a tessere dalla memoria gli eventi che hanno creato il professionista e l'uomo che è oggi.

Come si è trasformato da un figlio di papà che voleva solo leggere e stare lontano dal lavoro, che voleva solo fare viaggi continui negli Stati Uniti, a una persona leale  verso la sua gente, i piccoli e medi imprenditori tessili che hanno mandato avanti  la provincia di Prato dal dopoguerra.

Il narratore combatte per le aziende, come se fosse ritornato a casa come Ulisse dalla guerra di Troia. Carica il suo arco, contro gli intrusi sfacciati che hanno violentato il lavoro della sua gente, innanzitutto quei politici che non capivano come proteggere gli interessi economici degli artigiani dalla liberazione totale degli scambi commerciale durante gli anni Novanta.

È di una famiglia ricca. Da giovane non capiva davvero come fosse collegato il mondo; negli USA, a San Francisco, si chiedeva continuamente come potessero campare i cittadini senza lavorare nell’industria tessile. Da dove tiravano i denari? Non vedeva da nessuna parte delle costruzioni che assomigliavano a tessiture.

"Cantami, o Diva, dell'ira funesta dell’imprenditore tessile di Prato che infiniti addusse improperi ai sostenitori di una globalizzazione sfrenata."*

Letteratura e film lo aiutano a capire cosa è successo. È come se l'arte creasse. Chi sono i suoi. Dove ha le sue radici. Come è diventato quello che è. Come vita e arte siano indissolubilmente legate.

Quando il narratore visita il capannone dei suoi genitori, la tessitura, che ora è stato venduto, non può esprimere le sue parole. Quindi prende l'aiuto di un film, L'orgoglio degli Amberson di Orson Welles. Si ricorda una scena che riesce a descrivere pittoricamente l'interno di un palazzo di famiglia, la bellezza di un’epoca: la macchina da presa che si muove come appesa nell’aria nelle stanze splendidamente ricostruite della stupenda casa-castello. Si ricorda di aver letto come il grande regista commentò il film quando l’ebbe visto per la prima volta: che tutto era finito; che tutto apparteneva al passato. Questi dolceamari pezzi d’arte aiutano il narratore a rimpiangere il proprio tempo andato, ormai perduto per sempre.

All'inizio della sua carriera di apprendista nell'azienda, quando non sapeva davvero se stesse facendo la scelta giusta né come funzionasse la magia della vita, si portava sempre dietro il romanzo Sotto il vulcano di Malcolm Lowry, come se fosse il Vangelo. Forse lo era. Il protagonista del libro è inseguito da un complesso tenebroso di colpa ed è impotente nel risanare un rapporto con la moglie. Allo stesso modo, il nostro narratore non è sicuro che la vita professionale nell'industria tessile a cui si sta dirigendo sia quella giusta. In gioventù era un vagabondo irrequieto che aveva attraversato diverse volte l'Atlantico per gli studi universitari. In modo coerente, il personaggio principale di Lowry, vaga, confuso, senza scopo e significato nella vita.

Quando il nostro narratore, molti anni dopo, sorseggia un Martini sulla veranda di una famosa sala da ballo a Forte dei Marmi, ci spiega quanto sia incredibilmente felice. Coglie anche l'opportunità per informarci un po’ sulle abitudini alcoliche di altri grandi scrittori, come Fitzgerald e Hemingway. Entrambi morirono a causa della loro  dipendenza dall’alcool. Il nostro narratore dice che vuole finire il libro che stiamo leggendo prima che anche il suo cuore si spenga.

Anche l'alcool nella vita dell'autore Malcolm Lowry porta gravi problemi ma modella anche il carattere del protagonista del suo capolavoro: un personaggio che inciampa inquieto cercando del liquore, in un piccolo paese in Messico durante la festa del Giorno dei Morti, che anche sarà il suo ultimo.

In Sotto il vulcano il vecchio mondo sta crollando; il nazismo è in aumento e la Seconda guerra mondiale è alle porte. Il protagonista, un console inglese, alcolizzato e sperso, girovaga in una cultura che  non gli  appartiene. Analogamente il sistema delle piccole imprese della regione del narratore si trovano ad affrontare cambiamenti molto impegnativi per il mercato del lavoro: disoccupazione e disperazione; immigrazione incontrollata; xenofobia; contraffazione; violazione del copyright. Riferisce che i politici italiani non hanno affatto compreso come proteggere e assimilare il mercato interno per sfidare la globalizzazione.

Eppure, è un libro del narratore stesso che definitivamente segnala il proprio  destino. Durante una dimostrazione in difesa del tessile pratese incontra “la sua gente” che gli  rende omaggio per aver predetto il declino del settore in un romanzo uscito 10 anni prima. Diventa un’illuminazione che gli permette finalmente di rendersi conto di chi è: lo scrittore che dà vita ai personaggi che ha dentro di sé; fantasmi che gli spiegano che il costo della vita sono i ricordi.

Ora sa che non vivrà più nella splendente bellezza fitzgeraldiana nella quale credeva di vivere quand’aveva diciott’anni e i suoi sogni non avevano limiti e il futuro era un grande dono luminoso. Infatti, già allora l’avvocato alcolizzato Frank Galvin [Paul Newman] nel film Il verdetto gli aveva fornito una perla di saggezza: “Nella vita perlopiù ci sentiamo smarriti”

* adattato liberamente dai proemi dell’Iliade e dell'Odissea di Omero.

BIBLIOGRAFIA

Homeros (1999). Iliaden [Iliade]. Stockholm: Natur och kultur
Homeros (1995). Odysséen [Odissea]. Stockholm: Natur och kultur
Lowry, Malcolm (1996). Under vulkanen [Sotto il vulcano]. Stockholm: EBFA
Nesi, Edoardo (2012). Storia della mia gente: la rabbia e l'amore della mia vita da industriale di provincia. [Milano]: Bompiani. [Edizione digitale; eBook].

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

https://context.reverso.net (ultimo accesso 20200109)
https://it.wikipedia.org/wiki/Proemio_dell%27Iliade
https://it.wikipedia.org/wiki/Proemio_dell%27Odissea
https://it.wikipedia.org/wiki/Sotto_il_vulcano_(romanzo)
https://sv.glosbe.com/
https://www.coniugazione.it
https://www.google.com
http://www.lamilanesiana.eu/

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