söndag 1 december 2019

La parola ebreo (2011) di Rosetta Loy

Un requiem dell’Olocausto italiano. 

Nella Svezia del XXI secolo leggo delle notizie su decisioni prese velocemente da alcune municipalità del paese per vietare l'accattonaggio in determinati luoghi delle città. A mio parere è un modo mascherato di negare alla gente di origine non svedese l'accesso a un possibile sostentamento, per fargli lasciare il paese.

Immagino - dopo aver letto le leggi razziali senza scrupoli compilate dal regime fascista nel La parola ebreo - che i genitori del narratore  abbiano notato allo stesso modo le proibizioni agli ebrei d’Italia di avere  un lavoro o essere membri di associazioni - di strappar loro l’identità italiana!

Naturalmente, nella Svezia di oggi esistono proteste per il divieto professionale dei migranti dell'UE, ma non sono rumorose; presumibilmente altrettanto impotenti come lo  erano in Italia durante il fascismo alla fine degli anni '30, secondo il narratore.

Le conseguenze per gli ebrei d'Italia divennero terribili con gli anni che seguirono, con la deportazione di 1259 persone il 16 ottobre del 1943 del ghetto di Roma, quasi tutta la comunità, come culmine della tragedia. Quali fossero le conseguenze indirette in Italia della persecuzione subita dal 1938  possono essere difficili da indicare , ma probabilmente la minoranza ebraica si chiuse in se stessa ancora di più. Nemmeno la loro cittadinanza italiana li protesse. E erano  vissuti nel paese  fin dai tempi antichi.

Io stesso  ho paura , in un prossimo futuro in  Svezia, di vedere anch’io un essere umano in pigiama con la schiena appoggiata a un muro esterno al quinto piano di un palazzo, e allo stesso tempo capire che ci sono agenti del governo nel suo appartamento. Funzionari che hanno arrestato personae non gratae che non hanno avuto il tempo di nascondersi. E il piccolo pulmino che si trova sulla strada per ulteriori trasporti verso l'aeroporto e fuori dal paese.

Rimarrò lì sulla strada sottostante, impotente e disarmato come i civili romani che assistettero alla stessa orribile scena recitata davanti ai loro occhi appena 75 anni prima. Mi fermerò con la mia busta della spesa dell'ICA e alzerò lo sguardo lungo la facciata e la persecuzione che sta accadendo. Vedrò anch’io muti astanti attorno a me.

Probabilmente mi lamenterò con la stessa discrezione del padre dell’autrice, spaventato per la  mia stessa pelle e quella della mia famiglia. So a che tragedia potrei esporre ai miei cari se parlassi e protestassi ad alta voce. 

Nel romanzo La parola ebreo si può leggere questo problema tra le righe, anche se il narratore mentalmente non lo  sperimentò all’epoca, ora lo riesuma 50 anni dopo, mostrando le difficoltà che i suoi genitori non fascisti/non ebraici attraversarono. Il narratore ha vissuto quel terribile momento storico, ma da piccola sperimentava la vulnerabilità degli ebrei solo in superficie. Non nota come l’amico di suo fratello viene sempre più raramente  a suonare alla porta. Ma osserva come un altro vicino di casa viene sempre più trattato male dalla portiera. Incontra sempre meno questa gente nella scala del  suo palazzo. 

In questo modo il suo libro è un resoconto personale estremamente importante di come una società e il suo popolo cadano a pezzi. È una protesta contro i sovrani che la portarono a questa rovina. È un avvertimento a tutti gli esseri umani di stare attenti e di proteggere i diritti umani.

Da adulta l’autrice  viaggia nella sua memoria, ricordando i quartieri in cui viveva da bambina; vuole entrare in contatto con la ragazzina che era allora e il suo rapporto con  la parola ebreo; una fanciulla borghese politicamente incosciente proveniente da una buona famiglia cattolica. Ora narra il requiem degli ebrei perseguitati e assassinati durante il ventennio fascista mentre  allora ne era stata il testimone inconsapevole.

Le preghiere che non le fu chiesto di pregare da bambina, le invoca ora. Ha composto un mazzo di fioretti; espone una sorta di confessione collettiva dei peccati e dà un resoconto sia delle grandi sia  delle piccole tragedie ebraiche che sono avvenute con il silenzio della Santa Sede (avvenute anche a poche centinaia di metri da essa) e per le  leggi razziali del regime di Mussolini. Segue il destino di alcuni personaggi secondari dalla fine degli anni ‘30 a metà degli anni ‘40. Mentre lei stessa, personaggio principale, spensierata o eccitata per le scene della guerra, andava avanti e indietro con i suoi tra la  capitale Roma e le località di villeggiatura nel nord durante le sue vacanze scolastiche.

Come libro di saggistica, resoconto personale e romanzo, il testo di Rosetta assomiglia ad un libro svedese dell’Olocausto che si intitola Om detta må ni berätta (Ditelo ai vostri figli), pubblicato dal  governo svedese. Il libro è stato distribuito gratuitamente in oltre un milione e mezzo di copie alle famiglie svedesi con bambini nella scuola elementare. Il titolo del libro fa riferimento a un estratto del libro di Gioele 1: 3 dell'Antico Testamento "Raccontatelo ai tuoi figli e ai loro figli ai loro figli e ai loro figli alla generazione seguente."

Allo stesso modo in cui Rosetta Loy sosteneva la religione nel suo romanzo, il libro svedese utilizza diverse citazioni della Bibbia per far giungere il suo messaggio; l’Olocausto fu, dopo tutto, formato da ossessioni di dimensioni bibliche: dopo la presa e distruzione di Gerusalemme e saccheggio del Tempio Santo del 70 d.C. gli ebrei vissero dispersi nelle varie regioni prima nell’Impero Romano poi nell'Europa.

Una differenza tra i libri è che il La parola ebreo affronta in modo specifico l'Olocausto in Italia, mentre Ditelo ai vostri figli si occupa dell'Olocausto europeo. Una seconda diversità è che il libro di Loy punta il dito l sull’acquiescenza della Santa Sede nella situazione ebraica mentre Ditelo ai vostri figli affronta l'incapacità dei regimi europei di rendersi conto della dimensione e della misura dei terribili crimini dei nazisti tedeschi verso gli ebrei, sul genocidio dei Rom, sull'uccisione in massa dei disabili e sulla persecuzione e l'assassinio di omosessuali e dissidenti. Una terza differenza è che nell’opera di  Loy esiste un narratore interno, nel Ditelo ai vostri figli è esterno. 


BIBLIOGRAFIA

Bruchfeld, Stéphane & Levine, Paul A. (1998). -om detta må ni berätta-: en bok om förintelsen i Europa 1933-1945. Stockholm: Regeringskansliet

Loy, Rosetta (2018). La parola ebreo. Torino: Einaudi. Ebook