Si diventa pure svedesi (parte seconda); Eliasson alla ricerca del suo tempo perduto; riflessioni dell’infanzia di un futuro pellegrino svedese.
Severgnini (2015: 47) narra che "Lasciavamo [tutta la famiglia Severgnini, in macchina] casa due ore prima dell'alba [il primo giorno della vacanza alla fine degli anni '60]."
In Svezia, quando ero bambino, nella prima mattina della vacanza d'estate, anche noi lasciavamo la casa presto, ma il motivo era di essere i primi della fila dell'imbarcazione del traghetto di Gotland, l'isola nel Mar Baltico, in mezzo al mare della Russia. Essere i primi perché mamma voleva un posto per sedersi durante il viaggio di 5 ore dopo il suo lungo anno di lavoro. Allora non si potevano prenotare i sedili della barca in anticipo, come ci si fa adesso, e toccava a me e a mio fratello di anche passare la fila senza esserci veduti - c'era sempre gente che se ne era arrivata prima di noi. Essendo saliti a bordo siamo corsi al ristorante più grande e ci siamo seduti a un tavolo con quattro sedie vicino la finestra e il panorama del mare e l’arcipelago a sud di Stoccolma. L'estate era incominciata.
"Forte dei Marmi [il luogo della vacanza dei Severgnini allora], in quegli anni, era una nota località balneare - ..." (op.cit., p. 49).
Una spiaggia famosa a Gotland si chiamava Herta (si chiama ancora così), un chilometro di sabbia sottile alla costa orientale, presso un piccolo porto di frangiflutti con barche da pesca e casette dei pescatori. Non c’erano degli stabilimenti balneari allora, né adesso; solo acqua e sabbia, ma era piena di gente un giorno sereno d’estate, e ne è tuttora; il piccolissimo bar d'allora si è trasformato a un piccolo bar d'adesso, sta sempre 500 metri dalla riva accanto al parcheggio ancora tanto polveroso (o fangoso dopo capricciosi giorni svedesi d’estate).
"Poi c'erano le cabine [al Forte dei Marmi]" (op.cit., p. 51)
A Herta, non c'erano delle cabine, ci spogliavamo avvolti in larghi asciugamani nei quali avevamo messi i costumi e poi facevamo corse in acqua (spero che un bambino ficcanaso abbia trovato nella sabbia finissima la mia medaglia della Madonna addolorata che persi un bel giorno di bagni sotto il sole del mar Baltico).
BIBLIOGRAFIA
Severgnini, Beppe (2015). Italiani si diventa: storia per oggetti e ricordi dell'Italia ottimista. Milano: Rizzoli
torsdag 28 mars 2019
“Bambini di un lungo corso” (Severgnini, 2015, pp. 31-44)
Si diventa pure svedesi; Eliasson alla ricerca del suo tempo perduto; riflessioni dell’infanzia di un futuro pellegrino svedese.
Severgnini (2015: 38) narra che “Le scuole di musica sono state, in assoluto, le più fallimentari”. 1968 ~ Attendevo anch'io la scuola di musica, ma al contrario di Severgnini mi è stata piaciuta; ho suonato il flauto dolce, uno strumento di musica semplice che è stata facile portare nella tasca dietro nei pantaloni jeans, d’andare e venire dalla scuola a casa.
“A Borgo San Pietro ci attendeva una maestra prossima alla pensione, …” (op.cit., p. 40).
1964 ~ Nell'asilo nido che frequentavo mi è toccato seguire un ragazzino, di un anno meno di me, durante l'anno scolastico perché ogni tanto se ne scappava; non mi ricordo perché cercava d’andarsene, l’edificio non era chiusa a chiave e né aveva dei cancelli né recinzioni. Il ragazzino probabilmente soffriva di nostalgia di sua mamma (e l’unica cosa che io possa immaginare adesso, perché ne soffrivo anch’io ma in altre occasioni allora).
1968 ~ A scuola elementare avevo una maestra, si chiamò Greta Berglund, che tanto ha stimato Hailé Selassié, l’ultimo imperatore d'Etiopia, gli parlava sempre, come egli aveva aiuto il suo popolo a una vita migliore; aveva il suo ritratto appeso sul muro nella sala, in divisa rossa. Credo che la professoressa ci fosse stata allora, in Etiopia.
In classe, ogni mattina, la maestra suonava l’organo e cantava dei salmi a noi ragazzini; un modo d’incominciare i giorni con gli inni cristiani evangelici per darci forza per il nostro lungo cammino scolastico del giorno.
BIBLIOGRAFIA
Severgnini, Beppe (2015). Italiani si diventa: storia per oggetti e ricordi dell'Italia ottimista. Milano: Rizzoli
Severgnini (2015: 38) narra che “Le scuole di musica sono state, in assoluto, le più fallimentari”. 1968 ~ Attendevo anch'io la scuola di musica, ma al contrario di Severgnini mi è stata piaciuta; ho suonato il flauto dolce, uno strumento di musica semplice che è stata facile portare nella tasca dietro nei pantaloni jeans, d’andare e venire dalla scuola a casa.
“A Borgo San Pietro ci attendeva una maestra prossima alla pensione, …” (op.cit., p. 40).
1964 ~ Nell'asilo nido che frequentavo mi è toccato seguire un ragazzino, di un anno meno di me, durante l'anno scolastico perché ogni tanto se ne scappava; non mi ricordo perché cercava d’andarsene, l’edificio non era chiusa a chiave e né aveva dei cancelli né recinzioni. Il ragazzino probabilmente soffriva di nostalgia di sua mamma (e l’unica cosa che io possa immaginare adesso, perché ne soffrivo anch’io ma in altre occasioni allora).
1968 ~ A scuola elementare avevo una maestra, si chiamò Greta Berglund, che tanto ha stimato Hailé Selassié, l’ultimo imperatore d'Etiopia, gli parlava sempre, come egli aveva aiuto il suo popolo a una vita migliore; aveva il suo ritratto appeso sul muro nella sala, in divisa rossa. Credo che la professoressa ci fosse stata allora, in Etiopia.
In classe, ogni mattina, la maestra suonava l’organo e cantava dei salmi a noi ragazzini; un modo d’incominciare i giorni con gli inni cristiani evangelici per darci forza per il nostro lungo cammino scolastico del giorno.
BIBLIOGRAFIA
Severgnini, Beppe (2015). Italiani si diventa: storia per oggetti e ricordi dell'Italia ottimista. Milano: Rizzoli
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