Un’analisi di certi aspetti del giallo-nero Venere Privata (1966) di Giorgio Scerbanenco guidata dallo spirito dello scrittore Lugi Pirandello e le sue ultime righe del capolavoro Sei personaggi in cerca d'autore (1993):
“Ma che finzione! Realtà, realtà, signore! Finzione! realtà! Andate al diavolo tutti quanti! Non mi è mai capitata una cosa simile! E mi hanno fatto perdere una giornata!” (op.cit., p. 116)
Uno dei protagonisti di Venere Privata, Davide, compra sesso da una prostituta a lui sconosciuta, Alberta. Lei si uccide la notte stessa e lui se ne considera responsabile, e in seguito a ciò sviluppa una dipendenza da alcol.
Il personaggio Davide è illogico. È figlio di un uomo ricco. Guida la sua macchina veloce alla ricerca di storie d'amore veloci con prostitute sconosciute. Ha già fatto così tante volte. Non ha mai avuto una storia d'amore normale. Perché sviluppi invece angoscia da questa unica veloce avventura è qualcosa di poco chiaro; e perché poi la trasformi in una dipendenza da droghe è oscuro; un'ansia per di più si basa solamente su una piccola notizia che ha letto del così detto suicidio in un quotidiano. Inoltre, un'indagine di polizia completamente improbabile perché classifica l'incidente come un suicidio, anche se nessuno strumento è stato trovato sul luogo dell'incidente. Sono sequenze narrative poco credibili.
Un anno dopo, suo padre assume l'ex medico Duca Lamberti (l’altro protagonista) con il compito di curare Davide dalla sua dipendenza da alcol. Il padre, un industriale del boom economico italiano degli anni ´60, ha cercato di curare il figlio lui stesso con ogni sorta di metodi bruschi. E non ci è riuscito. Un uomo nella sua posizione avrebbe piuttosto cercato un aiuto più professionale, e non un ex-medico che è stato dietro le sbarre per tre anni per eutanasia! Chi sa cosa potrebbe fare un tipo del genere con qualcuno che è dipendente dalla droga? L'alcolismo non è una forma di lento suicidio? Il passo verso l'eutanasia, il suicidio assistito, è dietro l'angolo, no?
Davide dice a Duca che la causa del suicidio di Alberta è stata sua. Duca quindi comprende il motivo della dipendenza da alcol di Davide. Come se la tossicodipendenza per definizione sia causata da fattori psicologici! Inoltre, diagnosticato da un ex medico che nel suo mestiere si occupava dei disagi del corpo!
L'ex medico si rende anche conto da un minuto ad altro che Alberta non si è tolta la vita perché non è stato trovato qualche strumento di morte sulla scena del delitto. Qualcosa che né l’intero corpo della polizia di Milano né la stampa metropolitana hanno realizzato in un anno intero! Una sequenza narrativa poco credibile.
Duca scopre una ex amica di Alberta, Livia, e che lui è l’idolo di Livia perché aver fatto questo atto di eutanasia!
Il cerchio è chiuso; tutti conoscono tutti; Davide incontra Alberta che conosce Livia che riceve una telefonata dalla sua star Duca che cura Davide; la faccenda del misterioso suicido può essere risolta. Che coincidenze narrative inverosimili nella Città metropolitana di Milano!
E poi: Livia è una frigida che si prostituisce come esperimento sociologico. Duca usa Livia come esca per incastrare l'assassino di Alberta. Il sicario e Livia si incontrano in un luogo fuori mano. Il killer capisce che Livia è stata amica di Alberta perché entrambe erano esperte di scacchi!
Ma l'autore non lascia il narratore uccidere Livia perché il personaggio Duca ha preso vita autonoma e si è innamorato di Livia! Sebbene precedentemente abbia lasciato i personaggi uccidere Alberta e una sua amica in modo bestiale e complicato per la stessa ragione di ora - una pellicola Minox.
Invece ora l’autore lascia che i malviventi abbandonino la loro prigioniera e la camera di tortura. È come se l’autore avesse messo giù la penna con cui stava scrivendo il thriller e avesse oralmente cacciato via gli aguzzini. Come un intervento di Dio!*
Perché lo scrittore permetta ai criminali di abbandonare il loro posto è del tutto incomprensibile. Se i personaggi ora capiscano che la loro preda è mandata dalla polizia, dovrebbero aver capito che la loro casa è sorvegliata, almeno l'entrata principale. Ma, questo è proprio la strada con cui l’autore fa fuggire i criiminali: l’uscita principale.
E perché l'autore lasci che gli eroi prima partano all’inseguimento dei rapitori, invece di andare a vedere che cosa sia successo a Livia, appare anche del tutto inspiegabile. Non possono avere la minima idea di cosa sia successo a Livia dentro lo studio Foto Pubblicità Modellistica. Sono stati fermi, a 100 metri di distanza, con un binocolo diretto alla porta d’ingresso, per mezz'ora! Avrebbero dovuto capire che Livia era in pericolo di morte visto che sanno cosa hanno fatto i bastardi con Alberta. Avrebbero dovuto prima occuparsi di Livia! E poi chiamare la polizia e l'ambulanza alla prima occasione!
E perché il narratore presti la sua voce all'autore e lasci esso lanciare pregiudizi sugli omosessuali è completamente fuori posto, incomprensibile; non si capisce lo scopo, è di rendere l’antagonista più feroce e capace di qualsiasi atto di bestialità? (Con il sistema giudiziario di oggi tali dichiarazioni sono probabilmente punibili. In ogni caso, un editore di oggi non permetterebbe che vaneggiamenti del genere andassero in stampa e mettesse in pericolo la casa editrice quando il messaggero così chiaro è l'autore stesso!):
“un invertito, un vero, squallido terzo sesso, adesso tutto l'incolore della sua persona fisica si spiegava, doveva essere l'incolore mostruoso dei mutanti descritti nei romanzi di fantascienza, a metà strada esatta della mutazione, quando hanno ancora solo l'involucro umano, ma mente e sistema nervoso appartengono già all'orrenda nuova specie.” (op.cit., p. 182)
Il narratore ha, in passato, tenuto l'autore col pugno di ferro e non gli ha permesso di comunicare opinioni dispregiative né sulle prostitute né sulle donne frigide; al contrario, ha tranquillamente permesso ai protagonisti di pagare per sesso mercenario senza ficcare il naso nelle loro storie d’amore, anzi il narratore gliel’ha fatto fare con signorilità!
“Alcuni biglietti // passarono con molta discrezione dalla tasca della sua giacca [di Duca] alle borsette delle casalinghe” (op.cit., p. 25)
* Ora nulla può mettere in pericolo la nuova relazione amorosa di Duca e Livia - e i gialli-neri in arrivo dell’autore e dei suoi investigatori innamorati e i futuri omicidi difficili che devono risolvere per il reddito annuale dell’autore!
BIBLIOGRAFIA
Pirandello, Luigi (1993). Sei personaggi in cerca d'autore. Torino: Einaudi
Scerbanenco, Giorgio (2014). Venere privata. Milano: Garzanti