måndag 3 juni 2019

Le colpe dei padri (2011) di Alessandro Perissinotto.

Un personaggio alla ricerca della sua reminiscenza perduta; un’analisi del protagonista di Le colpe dei padri (2011) di Alessandro Perissinotto.

Guido Marchisio vive la sua vita statica in  un quartiere benestante a Torino, serenamente, in pace con sé stesso, sicuro che non gli manchi niente: ha una famiglia; genitori, una giovane bella fidanzata, e una missione lavorativa di grande rilievo e a cui è fedele, è pieno di compiacimento; in breve, un uomo di successo economico e personale.

Guida la sua Mercedes nera verso il suo  regno, un’azienda multinazionale in fase di ristrutturazione. si siede nel suo ufficio e lascia i  dipendenti perdere i propri posti di lavoro e spese di soggiorno senza nemmeno riflettere sulle conseguenze. Se c’è una qualità che tutti riconoscono all’ingegner Marchisio è la sua grande capacità di concentrazione. “Delle due poltroncine disposte scelse quella di destra, come aveva sempre fatto in quell’ufficio, per lui era solo un modo per mantenere l’ordine nella propria vita.” (op.cit., p. 49)

Finché un giorno Marchisio - dopo aver scampato per un pelo alla morte in un incidente stradale (per la seconda volta si renderà conto più tardi) - incontra un uomo in un bar che lo scambia per un certo Ernesto Bolle. Rimane profondamente colpito da quella rivelazione, che rompe la vita tranquilla in cui si è carcerato, e che mette in moto l’azione del racconto.

L'incontro al bar è come un momento di concepimento che lo  porterà alla rinascita di sé stesso; un risorgimento personale, lento ma inesorabile, che essenzialmente lo trasformerà in un altro essere umano, e verso  un personaggio più empatico.

La faccenda dell’incidente stradale e dell’incontro al bar lo rende più sensibile, come se l’esperienza di aver sfiorato la morte e di avere un sosia abbia fondamentalmente scosso le sue certezze di vita. D’ora in poi inizia a pensare alle piccole impressioni quotidiane. “si domandava cosa davvero lo unisse alla persona che gli camminava a fianco tenendogli la mano. Gli pareva di usurpare il posto di qualcuno.” (op.cit., p. 69)

Le ricerche lo riporta a una infanzia che non ricorda, ai quartieri in cui giocava e viveva da bambino, ai genitori defunti, che non conosceva fossero i suoi, alla loro lotta per la gente più vulnerabile,  agli operai della Fiat negli anni ‘70 e le loro situazioni precarie, agli amici a cui era mancato dal giorno in cui scomparve dalla loro vita: analessi delle immagini speculari di esseri umani e della loro vita quotidiana che Marchisio in precedenza non sapeva neanche esistessero.

Quando poi periodicamente Marchisio visita i quartieri popolari nella sua costosa macchina nera, è come se stesse scendendo nell'acqua battesimale per lavare via la sua vecchia vita. “Quell’avanzare lento, quel susseguirsi di vie sempre uguali, quel guardare senza capire gli procurò un senso di disorientamento, una sorta di ipnosi. Due mondi paralleli si sfiorarono ed ebbero paura.” (op.cit., p. 103) Lì Marchisio incontra il nonno di Ernesto che gli racconta dell'incidente d’auto di 40 anni prima in cui Ernesto e i suoi genitori furono coinvolti. Loro morirono sul colpo ma il ragazzino fu salvato per miracolo, perse soltanto la memoria. Le autorità negarono l’affidamento al nonno ma lasciò che una coppia dell’alta borghesia si prendesse cura del bambino.

Quando Marchisio capisce che non sta cercando suo sosia o un gemello, ma proprio sé stesso inizia una dolorosa metamorfosi di cui inizialmente non è consapevole.

Una fotografia ritrovata dell'infanzia che mostra Guido da ragazzino abbracciare una ragazzina e in braccio a loro, un bastardino, diviene importante per la rinascita di Ernesto. Lui e la ragazza, ormai alla loro età, si rincontrano e si prendono cura di un cane di un canile e lo portano a spasso come avevano fatto da ragazzini; e in quei pomeriggi, è come se Guido Marchisio non sia mai esistito.

Le sue ricerche su  Ernesto lo portano anche a un rinnovato e più personale rapporto con i suoi genitori adottivi chiedendo loro la verità sulla sua origine “concedeva un’epifania del proprio amore paterno nel momento stesso in cui ammetteva [il padre adottivo] di non essere padre.” (op.cit., p. 343)

Ma le sue indagini e le conversazioni - con i suoi amici ritrovati - sempre più riflessive sulla sua infanzia e sulla storia in parallelo degli operai alla fabbrica della Fiat porta Marchisio alla fine a capire chiaramente che il processo di purificazione passa per la morte mentale, nell’annientamento di tutto quello che finora è stato per poter rinascere come Ernesto Bolle; e il processo di purificazione richiede il sottoporsi ad alcune umiliazioni; tra l’altro si costringe a vedere la fidanzata tradirlo nel loro letto comune per capire che lui non la ama più.

L'evento che alla fine gli  fa decisamente voltare le spalle al suo lavoro e alla sua vita passata e a lanciarsi nella paradossale gioia dell’umiliazione, è quando una giovane donna da lui licenziata dall’azienda si toglie la vita gettandosi sotto  un treno. Da allora rinnova quotidianamente la propria umiliazione, a testa alta attraversa l'azienda, incrociando gli impiegati con aria stoica, deciso a non far vedere alcun pentimento, affinché il pentimento stesso, sia reso perfetto dal ribrezzo di chi lo incontra. “Nessuno avrebbe più bisogno di lui se non come capro espiatorio.” (op.cit., p. 571)

I suoi ultimi gesti di rinascita: restituisce le chiavi all'ufficio della società e della Mercedes; lascia l’azienda a piedi, si toglie la giacca e la getta nel fosso che costeggia la provinciale. Mette da parte il lavoro di matematica, il percorso che il padre adottivo una volta l’aveva costretto a studiare, e si iscrive agli studi di veterinario. Lascia la bella casa alla fidanzata. Non si protegge più in una scatola di alluminio o dietro una scrivania di un ufficio o al fianco di una bella fidanzata; d'ora in poi, cammina spesso, sostiene che è per il bene del cane. E si lascia intervistare da un giornalista probabilmente perché vuole fare una chiusura finale dei conti come Guido Marchisio.

Successivamente si presenta come Ernesto; Ernesto Bolle.

BIBLIOGRAFIA

Perissinotto, Alessandro (2013). Le colpe dei padri. Milano: Grandi & Associati. Ebook

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